
Non
è la solita, consueta sacra rappresentazione che si presenta al visitatore ma
un ambiente naturale fatto di antiche grotte cariche di leggende di briganti
che si rianima e prende vita.
Sono i nostri presepi si può dire, quelli che si hanno nelle nostre case che
escono all'aperto. Vivono, si realizzano. Le statuine di ceramica o di cartapesta.
Le casette arrampicate su monti fatti di carta, le botteghe. Il lavoro degli
artigiani prendono vita si rianimano. Le vie tracciate nei nostri presepi con
sassolini o in altri modi e ricoperti qua e là di neve artificiale. Si riempiono
di gente che in fila, cammina assorta. Sale verso l'alto, indirizzata da una
stella che brilla in alto. Una stella lunga quindici metri perchè si possa vedere
non solo da, Montenero, ma anche dai paesi vicini. In alto sotto la stella.
C'è la capanna. Le strade si snodano in un paese dove si lavora. si produce.
Questa è la novità del presepe di Montenero di Bisaccia, la caratteristica che
dà ad esso un posto particolare, nuovo. Originale tra i presepi che pullulano
un po' ovunque. Via via che si va avanti, si dimentica che ci si trova di fronte
ad un presepe creato per un fine particolare ed in un momento particolare, ci
sembra di camminare per le vie di un paese che sta riacquistando il suo volto
antico, che improvvisamente esce dal passato per rivivere, per richiamarci ad
attività ed a momenti di vita che stiamo dimenticando. In questo presepe tutto
è vero. Ci si imbatte nel vasaio che lavora la creta e i vasi posti a terra
stanno a testimoniare l'abilità delle sue mani. Il calzolaio al lavoro al suo
desco rattoppa le scarpe, le donne cardano lino e lana, tessono con vecchi attrezzi.
ricamano. Si lavora e si produce: nella stessa grotta si svolgono tutte le fasi
del 1avoro fino al prodotto finito. Questo vale per la filatura, ma anche per
le altre attività. Tutto è inserito nell'ambiente molisano, in un ambiente caratterizzato
dal prevalere del lavoro agricolo. Lo stesso lino richiama ai tempi in cui anche
nel Molise, proprio nel basso Molise, si coltivava il lino. Si procede quasi
in silenzio, inseriti in una lunga fila di gente si sale senza fatica poichè
gli organizzatori si sono preoccupati di sistemare un comodo tracciato di strade.
La meraviglia continua: a destra ed a sinistra un continuo susseguirsi di gente
che lavora che produce. La lattaia, attenta ad una grossa pentola piena di latte,
trasforma il latte nelle formaggette che sono ai suoi piedi. seguendo antichi
metodi. Ci sembra di rivedere, tradotto in pratica, le indicazioni sulla lavorazione
dei formaggi che Galanti e Raffaele Pepe davano secoli fa.Vicino ad una grossa
botte il cantiniere offre vino ai passanti in rustiche ciotolette di rame, altre
offrono le "scrippelle", i tipici fritti di pasta lievitata che in
altri paesi hanno altri nomi, ma che ovunque, da tempo immemorabile accompagnano
le Vigilie di Natale della gente del Molise, e accanto si ripete quel rito del
pane che si svolgeva con sacralità nelle case molisane quando lo stesso si usava
farlo in casa. Il fabbro batte sull'incudine infuocato, testimoniano il suo
lavoro gli attrezzi sparsi a terra che vengono utilizzati nelle necessità, anche
per lo stesso presepe. Sedie e banchi si accomodano o si producono in altra
parte. "Lo facciamo per tutti, anche per le scuole" dice il giovane
accompagnatore. Poco più su ci sono prodotti in mostra, è il mercato. Ci sono
tappeti che possono richiamare vagamente l'Oriente e quindi possono apparire
più credibili per i tempi ai quali il presepe è ispirato, ma anche prodotti
a quei tempi sconosciuti, il granone per esempio, il grano d'india come si diceva
nel Molise, venuto in Europa dopo la scoperta dell'America e molto più tardi
nel Molise dove è divenuto subito, anche per l'opera di diffusione svolta dalla
società economica, elemento essenziale nell'alimentazione contadina. Solo i
costumi, unico riferimento ai tempi della Natività ci ricordano clic stiamo
attraversando un presepe. Anche i soldati romani, come i gabellieri all'ingresso,
ci tuffano per un momento in quel periodo storico. Nella vita che pulsa è quella
della società contadina: è un museo della civiltà contadina all'aperto. I vecchi
attrezzi non stanno fermi, affissi alle pareti a testimonianza quasi archeologica
di un passato, essi sono in movimento, li vediamo in funzione, e con essi finiscano
vecchie consuetudini. L'acqua scroscia, le lavandaie lavano i panni ai lavatoi
che rivivono nelle canzoni di Cirese e degli altri poeti molisani. Ancora più
in alto le antiche macine sono all'opera, mosse dall'uomo esse macinano il grano,
producono farina, sono quelle mole alle quali si faceva derivare una volta il
nome Molise. Al lato si cerne il grano nei vecchi utensili. Si sale ancora,
i pastori sono in attesa attorno alla fiamma del focolare che richiama l'antico
camino delle descrizioni do Jovine e Altobello attorno al quale ci si radunava
e si raccontava. E poi più in alto di tutto si giunge alla capanna. C'è la Madonna
ed il miracolo si compie...